La cellulite, “amica” di tutte le donne e non solo

La cellulite, “amica” di tutte le donne e non solo

Il termine “cellulite” compare in Francia per la prima volta nello scorso secolo e oggigiorno è entrato a far parte del gergo comune per definire uno degli inestetismi più diffusi e meno amati, soprattutto nelle donne.

Concettualmente, parlare di cellulite non è proprio esatto poiché nella terminologia medica i vocaboli che finiscono in “ite” riportano ad un processo infiammatorio e la cellulite non è un’infiammazione ma una patologia, in quanto siamo in presenza di un processo degenerativo dei diversi strati della cute e delle strutture anatomiche che essi contengono.

Nel tempo è mutato sicuramente l’atteggiamento mentale nei confronti di questa patologia: nelle epoche passate una donna in carne e abbondante nelle forme rispecchiava appieno l’ideale di bellezza femminile mentre oggi, al contrario, la cellulite viene additata come nemico acerrimo dei canoni di bellezza.

La cellulite è un disturbo dell’ipoderma, il tessuto sottostante il derma che ha natura prevalentemente adiposa e costituisce la riserva energetica dell’organismo.

Il tessuto adiposo ha il compito di rispondere alle esigenze dell’organismo: la funzione lipolitica provoca lo scioglimento dei grassi quando il bilancio calorico è negativo mentre quella di liposintesi attiva la deposizione dei grassi quando il bilancio è positivo.

Per poter svolgere al meglio questo incarico sono fondamentali tutte quelle attività mirate alla conservazione di una buona microcircolazione della massa adiposa e alla diffusione regolare delle molecole di grasso, i trigliceridi.

È proprio la degenerazione della microcircolazione del tessuto adiposo con la conseguente alterazione delle sue più importanti funzioni metaboliche a causare la cellulite.

Si verifica ipertrofia ossia aumento di volume delle cellule adipose, ritenzione idrica e stasi di liquidi negli spazi intercellulari.

Le cellule adipose, dette adipociti, subiscono alterazioni di forma e di volume, rotture e lacerazioni della membrana citoplasmatica che le avvolge con conseguente fuoriuscita dei trigliceridi ed il loro spargimento a livello dei tessuti.

Si verificano successivamente a questo, fenomeni involutivi che riguardano i processi reattivi del tessuto reticolare intorno agli adipociti e il collagene circostante.

Si parla quindi di lipodistrofia in quanto si alterano le caratteristiche distrettuali del grasso.

La cellulite non è quindi un semplice inestetismo: il suo nome scientifico è P.E.F.S. che sta per “Pannicolopatia-Edèmato-Fibro-Sclerotica” che ben evidenzia le quattro fasi che dall’edema portano all’evoluzione di questa patologia.

In condizioni fisiologiche “normali” il tessuto adiposo è ben irrorato ed i capillari, decorrendo in prossimità della membrana degli adipociti, permettono corretti scambi metabolici. Quando questo non accade può verificarsi quanto segue.

1° STADIO: la microcircolazione si altera  portando ad uno stato edematoso da stasi idrica.

È la fase iniziale e può essere curata con buoni risultati. È la cellulite più comune e spesso diffusa tra le giovani donne anche longilinee;  può essere accompagnata da smagliature ad indicare una sofferenza delle fibre.

Come si può riconoscere? È la classica situazione a “buccia d’arancia” che si evidenzia pizzicando la pelle o irrigidendo il muscolo.

2° STADIO: modificazione della cellula adiposa.

In questa seconda fase si formano piccoli granuli mentre il tessuto connettivo di sostegno perde elasticità. Agendo in modo tempestivo può risultare una condizione reversibile. Può riguardare in modo più diffuso le persone che hanno frequenti e veloci variazioni di peso.

Come si riconosce? Ai classici segni della “buccia d’arancia” si aggiungono avvallamenti più o meno evidenti, il colore della pelle può risultare non uniforme, al tatto le zone interessate possono risultare più fredde e doloranti.

Come nella prima fase le zone più colpite sono cosce, glutei, regione interna del ginocchio e deltoide.

3° STADIO: i micronoduli aumentano di grandezza.

Le fibre collagene tendono ad incapsulare le cellule adipose ed in questa fase è maggiore il dolore al tatto. Possono comparire anche edema dei tessuti e segni di insufficienza venosa o linfatica.

Come si riconosce? La cute è fredda e dolorante, manca il tono; oltre le zone precedentemente elencate può interessare polpacci e caviglie.

4° STADIO: formazione dei macrogranuli.

Questo è l’ultimo stadio della cellulite: in questa fase peggiorano le alterazioni dello stadio precedente.

Come riconoscerla? I macrogranuli sono molto dolorosi al tatto, la pelle appare con l’aspetto “a materasso”. Nei punti in cui prevale il ristagno dei liquidi la pelle risulta flaccida mentre dove prevale la formazione dei noduli la pelle risulterà molto compatta.

In generale i tipi di cellulite sono cinque: a cuscinetto, molle o flaccida, edematosa, dura o compatta e fibrosa ed è possibile ritrovare queste caratteristiche più o meno in tutti gli stadi.

A dispetto di quello che comunemente si pensa, la cellulite riguarda anche gli uomini.

Ciò che risulta differente è l’origine e la localizzazione dei cuscinetti.

La cellulite maschile, l’idrolipessia, è causata dalla tendenza a trattenere liquidi nei tessuti, quindi è una problematica costituzionale.

Negli uomini sono interessate le zone dalla vita in su, braccia, schiena, addome e soprattutto girovita mentre nelle donne la zona esterna della coscia, sotto i glutei e nella parte interna del ginocchio e questo perché la natura provvidenziale, in previsione di una possibile gravidanza, fa in modo che il grasso sia sottocutaneo e non dannoso come accade negli uomini dove ad essere interessate sono maggiormente le zone intraddominali.

Gli uomini sono però avvantaggiati dal punto di vista estetico poiché la morfologia degli strati adiposi si struttura “a nido d’ape” e non in modo verticale e ovaloide come nella donna, dove il grasso tende ad evidenziarsi in superficie.

Molti sono i fattori che predispongono alla cellulite: ereditarietà, fattori ormonali, alterazioni a carico del circolo, postura scorretta, alimentazione poco sana, vita sedentaria, stress e non da ultimo calzature e vestiario non confortevoli (tacchi eccessivamente alti e abiti succinti).

È quindi utile, anzi indispensabile, seguire una dieta bilanciata, svolgere regolare attività fisica, cercare di vivere una vita serena, utilizzare abbigliamento e scarpe che risultino comodi e prendersi cura di sé.

Una delle modalità per occuparsi del proprio benessere e, dove necessario contrastare e fare tutto il necessario per porre rimedio a questo visibile nemico, è ricorrere al massaggio.

Esistono manovre mirate in grado di stimolare la circolazione sanguigna, migliorare il trofismo cutaneo e l’ossigenazione cellulare.

Il massaggio “anticellulite” deve essere eseguito da persone esperte. Richiede l’esecuzione di più incontri ravvicinati nel tempo, soprattutto nella fase iniziale, e deve essere eseguito nei parziali, a seconda delle necessità.

È opportuno alternare il massaggio “anticellulite” ad altre tecniche: la pratica aggiuntiva del massaggio linfodrenante, connettivale e quello con le canne di bambù per esempio, è molto utile non solo per l’ossigenazione dei tessuti ma anche per tonificare e provvedere all’eliminazione degli scarti metabolici.

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